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Archive for the ‘Ultimi assaggi’ Category

Ieri l’altro sono tornato a Castello di Ama per un incontro/degustazione al quale erano presenti Pierre-Henry Gagey dell’azienda borgognona Louis Jadot, Angelo Gaja (l’importatore in Italia della Maison) e, naturalmente, Lorenza Sebasti e Marco Pallanti, i padroni di casa.

Questi incontri ad Ama sono diventati un piacevole appuntamento fisso dell’autunno chiantigiano. Oltre ad assaggiare vini di indubbia eccellenza (alcuni vini di Castello di Ama + quelli dell’ospite), si ha la possibilità di confrontare una diversa realtà cogliendone così le differenze e le affinità rispetto alla nostra.

C’è poi il confronto con i colleghi presenti, anch’esso stimolante e utile perché non ci sono spesso tante occasioni di incontrarsi in modo così rilassato.

Insomma un momento divertente e formativo allo stesso tempo. Di seguito la batteria dei vini in degustazione:

1° flight

  • Puligny-Montrachet 2006
  • Puligny-Montrachet Premier Cru Clos de la Garenne 2006
  • Puligny-Montrachet Premier Cru Folatieres 2006
  • Chevalier-Montrachet Grand Cru Les Demoiselles 2006

2° flight

  • L’Apparita 2007
  • L’Apparita 2001
  • L’Apparita 1992
  • L’Apparita 1988

3° flight

  • Gevry-Chambertin 1999
  • Gevry-Chambertin Premier Cru Clos Saint-Jaques 1999
  • Chapelle-Chambertin Grand Cru 1999
  • Chambertin Grand Cru de Béze 1999

Secondo me la batteria aveva una sua logica, con almeno due obiettivi:

  • Dimostrare nella pratica come il “climat” sia capace di cambiare il gusto di un vino. Naturalmente a parità di uva, annata e vinificazione.
  • Dimostrare che una delle caratteristiche dei grandi vini sia la sua longevità e capacità di esprimere il suo valore solo dopo un certo periodo di tempo.

Vino al naso, se c’era qualcuno che riteneva che il concetto di “terroir” fosse un’idea astratta dietro la quale si celasse chissà quale strategia di marketing francese, si è dovuto ricredere. Il primo e il terzo flight ne sono stati la prova più evidente. Tutti Chardonnay del 2006 e tutti Pinot Nero del 1999. Tutti prodotti con le stesse pratiche enologiche e il medesimo affinamento. Tutti diversi! E in alcuni casi, mi è parso di capire che le parcelle distassero solo 300 mt.!

Per l’Apparita di Ama il concetto è diverso, ma è indubbio che quel pezzettino di terra conferisca un timbro tutto particolare al vino che ne esce. Ci sono 19 anni di differenza fra il primo vino della batteria e l’ultimo, ma in tutti e 4 era inconfondibile un tratto, oppure un insieme, non saprei dire, che rendeva chiaro che quel vino poteva arrivare solo dalla vigna dell’Apparita.

Sono questi discorsi che si fanno dopo, certo. Se tutto fosse stato rimescolato con altre etichette, tale evidenza verrebbe forse meno. Eppure lì per lì era tutto così chiaro che non ci si sarebbe potuti sbagliare.

E arrivo al secondo obiettivo. Come è stato più volte ribadito da Pierre-Henry Gagey . “un grande vino non si scopre mai totalmente, ma siamo noi che dobbiamo avvicinarci ad esso per comprenderlo; entrarvi dentro”. Comprenderlo vuol dire aspettare il momento più propizio per aprirlo e non attendere che sia lui che venga da noi, ma siamo noi che dobbiamo andare verso di lui.

Gli assaggi hanno dimostrato come i Gevrey-Chambertin fossero solo all’inizio della loro vita, sorretti da una freschezza incredibile e come L’Apparità sia capace di mutare e migliorare ogni anno che passa. Chapeau all’88!!

Vorrei concludere con una frase pronunciata da H.G. Che mi ha particolarmente colpito: “Noi non siamo alla ricerca della perfezione (quando produciamo un vino), ma cerchiamo di produrre dei vini che dicano la verità”.

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L’estate 2010 si conferma un’estate di novità per quanto riguarda il mondo del vino chiantigiano.
Dopo l’uscita del nuovo “Il Chiuso” di Castello di Ama, di cui parlavo qualche post fa, ecco che un’altra importante “firma” della zona svela due nuove etichette.
Il produttore in questione è Castello di Brolio e i vini sono il “nuovo” Casalferro e il Colledilà.
Il Casalferro 2007 passa dal consueto blend di sangiovese e merlot, a merlot in purezza. Igt imbottigliato il 4 e 5 agosto 2009 in 26.476 bott. del formato da 750 ml.
Il Colledilà 2007 è invece un sangiovese in purezza proveniente da una singola parcella. Chianti Classico imbottigliato il 3 agosto 2009 in 14.263 bottiglie del formato da 750 ml.
Sul sito del produttore si trovano tutte le specifiche tecniche di ciascuna bottiglia, quindi non starò a ripeterle. Io aggiungo solamente una piccola nota personale che spero di approfondire al più presto. Ho assaggiato i due vini esattamente un anno fa a Brolio, dopo un bel pomeriggio di visite ai vigneti e alla cantina in compagnia dell’agronomo e dell’enologo dell’azienda.
Le etichette non erano ancora state svelate, ma ai presenti è stato spiegato come queste due bottiglie rappresentino il risultato di anni di studi sui cloni e sul territorio di Brolio.
A un anno di distanza le sensazioni positive provate in degustazione sono ancora ben presenti. Ricordo che fu soprattuto il Colledilà a piacermi per la sua personalità, ma dato che non presi alcune nota scritta preferisco non chiedere troppo alla mia memoria e rimandare la descrizione organolettica al secondo riassaggio.

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Qualcuno sicuramente se lo ricorderà.  Il Chiuso di Castello di Ama era un IGT 100% Pinot Nero prodotto in poche bottiglie fino alle vendemmia del 2001. A partire da quella data l’azienda preferì stopparne la produzione. Non ne conosco esattamente i motivi, ma credo che non lo ritenessero in linea con l’alta qualità che contraddistingue i loro prodotti.

Personalmente mi piaceva, ne ho ancora una paio di bottiglie da parte, ma tant è.

Il nuovo Chiuso è un vino completamente diverso dal suo predecessore. L’uvaggio intanto è differente: sangiovese e  40% di pinot nero. Il sangiovese proviene dalle vigne nuove, mentre il pinot nero è sempre quello delle vecchia vigna de Il Chiuso.

Che dire? Al primo assaggio il vino mi ha un po’  disorientato (non avevo mai assaggiato un uvaggio di questo tipo toscano e per la verità non ne conosco altri con queste percentuali di pinot insieme al sangiovese). E’ un 2009, quindi ancora abbastanza vinoso, poi però vira subito su profumi più evoluti. Tanta frutta senza essere marmellata, anzi più lo lo si assaggia e più se ne scopre la fine eleganza che è sempre di casa ad Ama.

Il secondo assaggio l’ho fatto dopo averlo tenuto in fresco per un po’. Sì, sui 12/14°. E così mi è veramente piaciuto. Leggero, anzi, per usare una parola in voga oggi, di grande bevibilità. Un rosso per l’estate. Come recita la lettera dell’azienda che accompagna l’uscita del Il Chiuso 2009: “l’anello mancante fra il rosato e il Chianti Classico Castello di Ama”.

Castello di Ama nella sua storia è sempre stata molto innovativa. Basta ricordare cosa abbia significato l’Apparita per il panorama enologico chiantigiano.  Il “nuovo” Chiuso mi pare quindi in linea con la filosofia dell’azienda di scoprire strade nuove assicurando sempre l”alta qualità del vino. Auguri al “il Chiuso”!!

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Non capita spesso, ma quando capita sono soddisfazioni!!! Evviva il Sangiovese!!!

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Questo è un pensiero che mi è venuto in mente ieri in macchina mentre tornavo dalla Chianti Classico Collection alla Leopolda. Riflettevo sui vini che avevo assaggiato per decidere quali novità inserire in enoteca e come si erano comportate le vecchie conoscenze quando mi son detto:-

Ma possibile che tutti i produttori mi abbiano descritto i loro vini con più o meno gli stessi vocaboli?

Dunque ho assaggiato tizio e ho assaggiato caio, che fra l’altro non hanno proprio lo stesso stile, eppure i termini: rispetto del territorio (terroir da altri), buona acidità, freschezza, tannino schietto, botte grande ebbbbbasta, profumi tradizionali, sooooolo sangiovese etc., sono le parole che ho sentito ripetersi più spesso.

Ora non ci vuole un grande sforzo di memoria per risalire a qualche edizione passata della medesima manifestazione per notare che le parole usate erano altre: senti che morbidezza!! Il tannino è dolcissimo, levigato, oppure:- senti che profumi di vaniglia e cioccolato (ma che era un gelato), e ancora:- usiamo solo barrique  e di primo passaggio,sono presenti  piccole percentuali di merlot e cabernet, etc. etc. etc..

Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. C’è chi coerentemente ha sempre e solo usato una lingua e chi oggi, a cose (mercato) cambiate, continua a usare la vecchia convinto della propria visione.

Però vi assicuro che questi cambi di direzione si notano e lasciano un po’ perplessi.

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Le vacanze sono finite. Quindici giorni di corsa per gli Stati Uniti da una costa all’altra fra voli interni e auto a noleggio. Un Euro che ti dà una mano e il meteo che mi ha voluto bene, hanno contribuito a rendere ancora più piacevole il viaggio.

Il mio approccio alla cucina statunitense è stato dei più classici: prima mi sono rimpinzato, letteralmente, dei vari luoghi comuni: hot dog, hamburger etc., poi “sazio”, mi sono dedicato alla ricerca di qualche ristorantino italiano. Così, tanto per ricordarmi che la cucina italiana forse, dico forse, è meglio gustarla in Italia. E, infine ho seguito i consigli degli indigeni (mi sembrava strano che tutti i giorni si fermassero all’angolo fra la quinta e la 53 esima  per tracannare l’hot dog da 2 $).

Da quel momento ho iniziato a divertirmi. A San Francisco ho quindi scoperto il carinissimo Café Divine, in pieno North Beach a uno degli angoli di Washington Square. Posto ideale per una bella colazione la domenica mattina oppure per uno spuntino sostanzioso a pranzo. Occhio infatti, panini e insalate sono “huge”. Se poi uno ha voglia di fare un po’ di fila, a 200m dal Divine  c’è il celebratissimo Mama’s. Tante belle cosine fatte in casa, ma è sempre pieno di gente. Va detto però che sono efficientissimi e non si aspetta mai molto.

Lasciamo un attimo la cucina e raccontiamo brevemente l’esperienza degusta e fuggi in Sonoma Valley. Situata a 1 ora e spiccioli di macchina a Nord Ovest di San Francisco, Sonoma Valley soffre un po’ di complessi d’inferiorità  rispetto alla più conosciuta cuginetta Napa (ma perché mai poi). Confesso che sono partito senza troppe informazioni (quali sono le cantine più rinomate, annate buone, prezzi, zone migliori etc). Mi sono affidato all’ufficio informazioni che si trova al centro della cittadina di Sonoma e mai scelta fu più felice. La gentile signora mi ha fatto tre domande  per inquadrarmi e poi, come un computer, ha tirato fuori il risultato. Le domande sono state:

–         quanto resti in zona?

–         che tipo di vino vorresti assaggiare?

–         Preferisci fare un pic nic in uno dei parchi delle aziende, pranzare in un ristorante di un’azienda oppure pranzare in paese?

Alle mie risposte, rispettivamente: oggi, pinot nero, pic nic in azienda – la signora mi ha consigliato per il pranzo al sacco la gastronomia in piazza del paese: il Sonoma Cheese Factory e poi mi ha fatto tre nomi di produttori di vino Gundlach Bundschu, Berzinger e Chateau St. Jean.

Con una facilità estrema ho ottenuto tutte le info di cui avevo bisogno per riuscire a sfruttare il poco tempo a disposizione. Le parole d’ordine sono “Enjoy the experience”. Il servizio qui esiste ed è tarato su ogni visitatore che mette piede in zona. Niente è lasciato al caso. Ti prendono per mano sorridendoti e ti accompagnano lungo la tua permanenza. Non c’è discontinuità fra infopoint, ristoratore, albergatore, bottegaio, produttore di vino. L’impegno di tutti questi soggetti è volto a superare le aspettative dei loro clienti. Certo poi tutti questi servizi prima o poi li paghi, ma è tutto così chiaro e limpido che va bene così. La critica che si potrebbe fare è: ma l’avventura che uno ricerca dal viaggio qui non la trova di certo!! E chi lo sa dico io. Ho passato a Sonoma un giorno e mezzo sarebbe presuntuoso pretendere anche d’incontrare il “vero spirito del luogo”.

(altro…)

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L’enoteca Casa Porciatti aderisce agli Happy Hour di Classico è, la nuova iniziativa del Consorzio Vino Chianti Classico che da oggi fino a sabato 6 giugno vi permetterà di degustare gratuitamente i vini di riferimento della zona dalle ore 18 alle ore 19.

Da noi potrete degustare non solo in quelle fascia oraria, ma durante tutto l’orario di apertura dell’enoteca. Le aziende in degustazione saranno:

 

Castello di Brolio

Castello di Monterinaldi

Terrabianca

Villa Pomona

Vignavecchia

Fontodi

Tnuta Casuccio tarletti

Badia a Coltibuono

Castello di Volpaia

Castello d’Albola

Vescine

Castello di Meleto

Fattoria dell’Aiola

Villa Trasqua

Setriolo

Podere Terreno

classico èclassico è

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