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Posts Tagged ‘Chianti’

Meridiani - Il Chianti

 

 

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La settimana scorsa è uscito un bell’articolo di Carlo Macchi su Radda in Chianti dove si parla anche di Casa Porciatti.

Questo il link

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Che tristezza

Dopo Brunellopoli un altro scandalo legato al vino in terra Toscana. Ne hanno dato notizia ieri i media locali e oggi ci sono già le prime reazioni sulla blogosfera(qui, qui qui) . Che dire? Le info paiono ancora molto fumose. Come faceva giustamente notare Andrea mancano risposte specifiche alle domande Chi? Come? e Dove?. Non sono domande di poco conto. Sono domande che pretendono risposte chiare per un’informazione chiara e credibile. Senza di quelle si rischia solo di fare una gran confusione e di alimentare chiacchiere da bar.

In conclusione, per ora, provo solo una grande tristezza per una ferita che rischia di far male a tutto il territorio

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Libri sul Chianti

images1La bibliografia sull’argomento Chianti è sconfinata. La regione è stata sviscerata e analizzata da tutti i punti di vista: economico, geografico, turistico, vitivinicolo, sociale, paesaggistico, architettonico, fotografico eccetera, eccetera. La mia passione però è la storia locale. Il Chianti ha avuto per secoli due anime: quella nobile delle grandi famiglie proprietarie terriere, e quella contadina dei mezzadri che portavano avanti poderi e fattorie. Questa dualità che è durata fino a metà del secolo scorso mi ha sempre affascinato e poi provenendo da una famiglia di mezzadri il coinvolgimento personale si capisce. 

In termini pratici questa passione si manifesta con la ricerca quasi morbosa di libri, libricini, vecchie foto e quant’altro riguardi il Chianti. Ricerca che fino a qualche tempo fa mi ha fruttato un bel bravo dalla mamma: –  sono contenta che t’interressi così tanto! – diceva. Oggi le cose sono un po’ diverse: lo scaffale è pieno!!! che intenzioni hai con tutti questi libri?!! – mi dice nei momenti di calma…

A parte gli evidenti problemi di spazio io continuo nella mia ricerca e ieri ho fatto la mia nuova acquisizione. In una piccola libreria di Siena in Via dei Termini ho scovato: il Chianti e il Fascismo, edito dal Centro di studi chiantigiani “Clante” nel 2006 che vede gli interventi di diversi personaggi che nel tempo si sono occupati della regione.

L’indice è succoso: nel libro si parlerà di piccole storie di guerra, così come di architettura durante il regime e padroni e contadini di fronte al regime. Più numerosi altri interventi. Sarà un piacere leggere perché a parte i racconti del nonno (depertotato e poi tornato) non conosco tanto di questa fase storica in Chianti. Se qualcuno conosce il libro o altri sul Chianti mi farebbero piacere pareri e commenti, però fra un po’, ancora lo devo leggere!!

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facebookStamani leggendo questo mi son domandato: e il Chianti su Facebook quanti fun ha? Dopo una breve ricerca la risposta è stata moltissimi! 17507 fun al 4 gennaio 2009 mi sono sembrati tanti, ma sono diventati uno sporoposito quando ho fatto qualche confronto con le denominazioni più importanti  toscane e italiane. Non faccio una classifica perché non credo sia da qui che si misura il successo di una regione/vino. Basta dire che a seguire da lontano ci sono Brunello di Montalcino e Amarone.

A farmi abbassare la cresta c’ha pensato un’altra breve ricerca sulle denominazioni estere. Qui non c’è lotta: lo Champagne batte tutti con più di 380000 fun (senza contare i gruppetti tipo I love champagne etc.).

La ricerca è stata interessante perché mostra i commenti dei consumatori appassionati e permette di farsi un’idea (vaga, ma sempre meglio che niente) di ciò che gli altri pensano di questo vino/regione. Facebook deve essere proprio una manna per direttori marketing di consorzi e aziende che hanno sede nei territori citati!

Anche se sono dati che vanno presi con le molle, secondo me danno una indicazione rilevante della popolarità di una marca territoriale. Insomma un termometro del passaparola positivo che si è generato fino ad oggi a cui è bene dare un’occhiata ogni tanto.

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Da una recente ricerca sembra che i nonni chiantigiani invecchino meglio di tutti. Che dire? Speriamo tocchi anche a me!

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La cassetta di Gigi

La cassetta di Gigi

Il mi nonno faceva l’innestino. L’innestino era un mestiere duro e che richiedeva una particolare capacità di osservazione della natura. I ‘nestini, se si vuol essere precisi, facevano la loro comparsa in primavera e la loro arte era quella di riuscire a trasportare una gemma, staccata precedentemente da una pianta, su un’altra pianta radicata al suolo, affinché queste due si saldino insieme e la prima si possa sviluppare sulla seconda.

Gigi subito dopo la seconda Guerra e prima della fine della mezzadria negli anni Sessanta, consumò i ginocchi ad innestare gran parte del Chianti. I proprietari e i fattori delle aziende agricole lo chiamavano insieme a squadre intere di ‘nestini per innestare i loro campi vitati, e lui, insieme alla sua inseparabile “cassettina degli attrezzi” costruita rigorosamente da solo, partiva presto le mattine di marzo per andare a tagliare dei rami con almeno una gemma da delle viti selvatiche: le talee. Ogni tàlea sarebbe stata in grado di rigenerare una nuova vite una volta interrata e lasciata a riposare almeno un anno perché mettesse le radici.

La primavera successiva, quando la linfa scorre più viva, Gigi insieme agli altri ‘nestini tornava alle piantine e le innestava con la varietà di uva più adatta al terreno, all’esposizione al sole, al clima o seconda di della qualità che si voleva ottenere. Con la testa china sul futuro filare e le ginocchia piegate, poggiate sulla terra umida, gli innestini mettevano in pratica la loro arte. E anche con una certa rapidità, visto che erano pagati non solo per il numero di nuove piante che attecchivano, ma anche per la quantità che ne avevano innestate. Ma la ragione principale dell’innesto era un’altra: la filossera. La vite europea non era infatti abbastanza forte se aggredita dal parassita e per migliorarne al resistenza era dunque innestata sulla vite americana, più robusta.

Ci voleva occhio perché l’”accoppiamento assistito” si consumasse, e l’assistente era il garante della sincronia fra due soggetti vegetali diversi. (altro…)

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