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Posts Tagged ‘enoteca’

L’estate 2010 si conferma un’estate di novità per quanto riguarda il mondo del vino chiantigiano.
Dopo l’uscita del nuovo “Il Chiuso” di Castello di Ama, di cui parlavo qualche post fa, ecco che un’altra importante “firma” della zona svela due nuove etichette.
Il produttore in questione è Castello di Brolio e i vini sono il “nuovo” Casalferro e il Colledilà.
Il Casalferro 2007 passa dal consueto blend di sangiovese e merlot, a merlot in purezza. Igt imbottigliato il 4 e 5 agosto 2009 in 26.476 bott. del formato da 750 ml.
Il Colledilà 2007 è invece un sangiovese in purezza proveniente da una singola parcella. Chianti Classico imbottigliato il 3 agosto 2009 in 14.263 bottiglie del formato da 750 ml.
Sul sito del produttore si trovano tutte le specifiche tecniche di ciascuna bottiglia, quindi non starò a ripeterle. Io aggiungo solamente una piccola nota personale che spero di approfondire al più presto. Ho assaggiato i due vini esattamente un anno fa a Brolio, dopo un bel pomeriggio di visite ai vigneti e alla cantina in compagnia dell’agronomo e dell’enologo dell’azienda.
Le etichette non erano ancora state svelate, ma ai presenti è stato spiegato come queste due bottiglie rappresentino il risultato di anni di studi sui cloni e sul territorio di Brolio.
A un anno di distanza le sensazioni positive provate in degustazione sono ancora ben presenti. Ricordo che fu soprattuto il Colledilà a piacermi per la sua personalità, ma dato che non presi alcune nota scritta preferisco non chiedere troppo alla mia memoria e rimandare la descrizione organolettica al secondo riassaggio.
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Segnalo questi due bellissimi post apparsi su Dr. Vino e The Pour dove si parla delle piccole enoteche. Bravi!! Su uno di questi post ho trovato il link al blog di un mio collega enotecario di New York, che dimostra tutta la sua passione per il mestiere con dei video davvero ben fatti.

Eccolo mentre  racconta l’esperienza ideale di acquisto del vino in enoteca.

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La stagione è agli sgoccioli e come sempre in questo periodo riguardo il “libro degli ordini” (tomo che contiene tutte le copie commissione da 5 anni a questa parte), per vedere che vini ho acquistato e quali ho riacquistato.

Bene i rosati chiantigiani sono in aumento. Non dico i rosati del Sud Italia o di qualche altra parte del mondo, ma proprio i rosati chiantigiani. E infatti nei “books” dei rappresentanti iniziano ad apparire belle foto di bottiglie che fino a pochi anni fa non esistevano neppure.

 

Chi cerca i rosati? Sono soprattutto i nord europei: olandesi, svedesi, norvegesi, belgi e ovviamente i francesi. Perché proprio quelli del Chianti? Perché no?! dico io. Sono qui in vacanza, affascinati dalle nostre colline e desiderosi d’immergersi totalmente nella cultura  e nelle tradizioni gastronomiche locali. E’ quasi certo che, se proposto, un rosato locale la vincerà sugli altri.

Dicevo tradizioni gastronomiche locali. Che io sappia in Chianti però non esiste una tradizione del rosato. I contadini in tempo di mezzadria facevano l’acquerello (prodotto con le vinacce spremute e ancora fresche, messe in un vaso con l’acqua e lasciate fermentare per qualche giorno): un vinello leggero e un po’ frizzante da consumare alla svelta. Niente a che vedere con i moderni rosati realizzati con il salasso, cioè con il mosto destinato al Chianti e vinificato in bianco.

Comunque sia i rosati chiantigiani hanno i loro fun che li trovano piacevolmente freschi, secchi e profumati, anche se a volte un po’ troppo alcolici. Durerà?

I miei preferiti sono questo e questo.

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